Segni clinici della presenza di un’infezione parodontale sono:
Il sanguinamento : si tratta della prima manifestazione clinica della parodontite, osservabile direttamente sul paziente; il sanguinamento gengivale può essere spontaneo o provocato meccanicamente (es. il paziente riferisce di un sanguinamento che insorge a seguito dello spazzolamento).
L’alitosi: sgradevole conseguenza della parodontite; infatti il metabolismo di al¬cune specie batteriche, che producono l’infezione parodontale, produce dei residui sulfidrilici, causa appunto del cattivo alito.
La recessione gengivale: il cemento radicolare si trova direttamente esposto all’ambiente orale e spesso il paziente riferisce una marcata sensibilità al caldo ed al freddo
La perdita volumetrica delle papille: la gengiva perde il caratteristico aspetto a buccia d’arancia e la sua festonatura
Cambiamento, lento e modesto, di posizione dei denti: si assiste ad una l’apertu¬ra repentina degli spazi interdentali (diastemi) fino a giungere ad uno “sventagliamento” degli elementi frontali indicano di frequente una riacutizzazione della malattia ed una sua evoluzione in una fase avanzata. Il paziente riferisce di un a anomala mobilità dei denti

All’esame obiettivo del cavo orale il dentista può osservare in più siti le caratteristiche lesioni di profondità variabile (le tasche). Queste vengono misurate tramite uno strumento sottile a punta smussa chiamato sonda parodontale. Durante la manovra di sondaggio può manifestarsi sanguinamento, e talora una franca essudazione sieropurulenta; la presenza di sangue e pus sono fattori che inevitabilmente aggravano il quadro clinico della patologia.

All’esame radiografico è possibile invece osservare come il livello osseo intorno al la radice dei denti non sia più quello “ideale”, ossia a livello della corona del dente. Maggiore è il riassorbimento osseo riscontrato radiograficamente, peggiore sarà la prognosi per il mantenimento dell’elemento dentario.

L’assenza di una corretta e precoce diagnosi della malattia parodontale produce, oltre ai danni anatomici e funzionali, anche importanti danni estetici, alcuni precedentemente riportati (perdita delle papille, scopertura delle radici, e apertura di spazi interdentali) spesso di difficile o impossibile risoluzione.

La diagnosi tardiva aumenta notevolmente la necessità di eseguire terapie odontoiatriche riabilitative più complesse, invasive e costose, come quelle implantoprotesiche, incrementando così i costi biologici ed economici per il paziente.

Inoltre la mancanza di dettagliate informazioni biologiche di base circa la microflora patogena e la risposta immunitaria dell’ospite, o la messa in atto di una terapia parodontale inefficace per la presenza di una infezione resistente (che rappresenta circa il 6% dei casi) porta inevitabilmente alla perdita di molti elementi nonostante gli sforzi del dentista.

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